LA GUIDA DELLA MOUNTAIN BIKE
Piccolo Vademecum
sull'utilizzo e la guida della mountain bike
La mountain bike è un mezzo di locomozione che consente di affrontare i terreni più accidentati ed i sentieri più sconnessi.
Negli ultimi anni questo mezzo ha visto una evoluzione tecnologica eccezionale. Sistemi ammortizzanti, freni a disco, particolari geometrie dei telai e delle sospensioni, consentendo al biker prestazioni sempre più elevate.
Tutta questa tecnologia serve a poco se non si è in possesso delle cognizioni base su come condurre la bici e su come affrontare correttamente i tratti più tecnici e sconnessi e in generale tutte le situazioni che si presentano - sia in salita che in discesa - alla guida in fuoristrada.
Possedere una buona tecnica di guida vuol dire soprattutto rischiare di meno e divertirsi di più, non è poco.
Considerato che andiamo in bicicletta per divertirci, essere capaci di sfruttare al meglio le doti della nostra mountain bike, diventa estremamente remunerativo ed è un'assicurazione contro gli infortuni.
A differenza di quello che un neofita può pensare è, normalmente, più difficile la guida in discesa che in salita. Solitamente in salita sono sufficienti buone gambe, un minimo di allenamento e, quasi sempre, si riesce a superare ogni sorta di difficoltà. Alla peggio si scende dalla sella e si prosegue a piedi.
In discesa le cose si fanno un po' più complesse. Per evitare di perdere il controllo della bici, con spiacevoli conseguenze, è necessario possedere delle cognizioni tecniche su che posizione tenere in sella e sapere come agire nelle varie situazioni che si presentano nella guida in fuoristrada.
Uso del cambio - Rapporto di trasmissione
L’utilizzo del cambio consente di mantenere una pedalata il più possibile costante nelle varie situazioni.
Per preservare al meglio il buon funzionamento dei meccanismi della trasmissione si dovrà avere l’accortezza di non cambiare sotto il massimo sforzo della pedalata. Nell’affrontare una salita (dove sarà sicuramente necessario scalare - cioè cambiare su un rapporto di trasmissione più corto o leggero) il consiglio è anticipare la cambiata cioè cambiare un po’ prima di affrontare la salita. Questo consentirà anche di non "piantarsi" all’inizio della salita a causa di un rapporto troppo duro, arrivando già con un rapporto sufficientemente agile.
Un altro metodo per non sollecitare troppo la trasmissione è quello di cambiare alleggerendo la pressione del piede sulla pedivella (continuando sempre a pedalare ma spingendo di meno). Sono assolutamente da evitare gli incroci della catena troppo marcati (es. corona grande e pignone piccolo).
La regola vuole che in discesa sia bene posizionare la catena nella corona più grande. Questo per due motivi: In caso di caduta si evita il rischio che i denti della corna possano andare a conficcarsi nel polpaccio del malcapitato e in caso di contatto con sassi o rocce la presenza della catena consente di preservare i denti della corona stessa.
Questo posizionamento della catena però ai fini della guida non va sempre bene. La soluzione ottimale nella scelta del rapporto di trasmissione in discesa è quella che consente, in relazione alla velocità che si sta tenendo, di poter garantire sempre una certa trazione.
Spiegando meglio si deve, davanti ad un ostacolo che non si riesce a superare, poter dare un efficace colpo di pedale per evitare l’impuntata (per es. per scongiurare il rischio del ribaltamento in avanti).
E’ quindi necessario tenere un rapporto adeguato alla velocità ce si sta tenendo, che consenta di avere una certa trazione in caso di necessità.
Pressione coperture
La giusta pressione delle coperture è un aspetto importante da considerare nell’utilizzo della mountain bike.
Pressioni sbagliate o coperture logorate possono causare strani fenomeni...

Normalmente quando si inizia un’uscita la gomma è sempre ben pompata, questo è utile anche per fare meno fatica nei tratti di trasferimento asfaltati.
Non appena inizia lo sterrato, o ancor di più su sentiero sconnesso è necessario sgonfiare un po’ le coperture per garantire la giusta aderenza.
In fuoristrada una gomma troppo gonfia rimbalza sugli ostacoli compromettendo l’aderenza, mettendo in difficoltà il biker più esperto e comportando un maggiore dispendio di energia nella pedalata.
Ci si dovrà quindi preoccupare di dare alla copertura la giusta pressione, e questo è ancor più importante nel momento in cui si dovrà affrontare la discesa.
Ma qual’è la giusta pressione?
Non è il caso di parlare di numeri (bar o psi - unità di misura della pressione) anche perché la pressione dipende dalle dimensioni e dal tipo della copertura, dal peso del biker, dal tipo di terreno che si deve affrontare e dallo stile di guida.
Ha più senso spiegare il concetto: la gomma deve essere sufficientemente morbida da consentire una buona aderenza, ma non troppo sgonfia altrimenti si rischia la foratura (pizzicatura della camera sul cerchione).
In termini ancora più pratici la gomma deve copiare il terreno senza rimbalzare ma avere la pressione sufficiente a far si che, in relazione al peso del biker, non ci sia il rischio di toccare il cerchio sul terreno (cosa che taglierebbe immediatamente la camera d’aria).
Una pressione troppo elevata pregiudica la tenuta rendendo la bici instabile e facendola rimbalzare. In termini generali pressioni più elevate potranno essere utilizzate dalle persone più pesanti, con bici bi ammortizzate, su terreni più regolari.
Anche con gomme tubeless (coperture prive di camere d’aria, dove la tenuta è data dal fianco della gomma sul cerchio) una pressione troppo bassa può causare problemi. Anche una copertura troppo sgonfia non va bene.
Se la gomma è troppo sgonfia la bici diventa comunque mal controllabile e, soprattutto si rischia la fuoriuscita della gomma dal cerchio (anche solo per una frazione di secondo) cose che con una tubeless porta allo sgonfiamento o comunque ad un’ulteriore, perdita d’aria.
In presenza di terreno bagnato e fondo viscido è ancora più importante sgonfiare adeguatamente le coperture così da avere una più ampia impronta a terra aumentando aderenza, trazione e frenata.
Pedalata in salita - Aderenza
In mountain bike la maggior parte dei tracciati che si affrontano sarà in fuoristrada, quindi con fondo sterrato dove le condizioni di aderenza non sono mai ottimali, ben diverse rispetto al fondo asfaltato.
Stante questa premessa un aspetto importante nel percorrere le salite è riuscire a mantenere l’aderenza.
Perdere aderenza vuol dire disperdere energia e, spesso, essere costretti a fermarsi.
Le situazioni più critiche che capita usualmente di trovare sono il fango, la ghiaia ed i fondi viscidi in genere.
In tutte queste situazioni si deve pedalare in modo costante evitando bruschi colpi di pedale che farebbero immediatamente perdere aderenza.
E’ proprio una questione di sensibilità, non appena si sente che la ruota tende a slittare si deve diminuire l’intensità dello sforzo sul pedale oppure (o anche contemporaneamente) cercare una diversa posizione del corpo in modo da riuscire a scaricare meglio la forza di trazione e trovare maggiore aderenza.
Sulla ghiaia si deve cercare di “galleggiare” cercando di mantenere una velocità che consenta di non sprofondare.
Stesso dicasi per fondi erbosi bagnati o per fondi ciottolati o lastricati umidi (i più terribili).
Anche qui è importante la sensibilità nel mantenere l’aderenza e il controllo della bici.
In generale è consigliabile cercare di affrontare la salita a velocità sostenuta e, rimanendo seduti in sella, con un rapporto agile, pedalare nel modo più pulito e costante possibile. Diventa molto importante anche seguire la giusta traiettoria, cercando sempre di mettere le ruote sul fondo più compatto e regolare, anche a costo di dover zigzagare.
Queste raccomandazioni valgono anche in caso di fondo innevato (anche se può capitare, in particolare condizioni di neve dura, di trovare anche una buona aderenza).
In fuoristrada spesso è impossibile il fuorisella. Se le condizioni di aderenza non sono più che ottimali, alzarsi per pedalare in fuorisella vuol dire perdere subito aderenza con la ruota posteriore.
Pertanto è quasi sempre preferibile stare seduti e cercare il rapporto di trasmissione ed il ritmo di pedalata adeguati alla difficoltà della salita.
Nelle salite più ripide un altro problema che capita di dover affrontare è la tendenza all’impennata della bici.
Molto utili per evitare questo inconveniente sono le prolunghe del manubrio (anche dette “corna”).
Consentono uno spostamento del peso in avanti utile a ritrovare il bilanciamento e scongiurare l’impennata.
In ogni caso pedalando su una ripida salita sarà buona norma spostare leggermente il busto verso avanti ma senza esagerare altrimenti si ricade nel problema di alleggerire troppo il posteriore con la conseguenza della perdita di trazione.
Anche qui è questione di sensibilità che si acquisirà con l’uso della mtb.
Per superare una rampa molto ripida, al limite del ribaltamento, si dovrà effettuare delle traiettorie in diagonale (ovviamente dovrà esserci lo spazio sufficiente per poterlo fare) in modo da ridurre la pendenza.
Particolare attenzione si dovrà porre nel cambio traiettoria che si dovrà affrontare imprimendo una spinta maggiore per evitare di bloccarsi e cadere.
Guida in discesa
Posizione alla guida in discesa
Qui si entra nel vivo della questione.
Affrontare una discesa (tecnica e con ostacoli) senza dover mettere i piedi a terra o senza cadere, dipende principalmente dalle capacità di guida.
Determinante è la posizione da assumere alla guida e la capacità di affrontare ed assecondare gli ostacoli con lo spostamento del proprio corpo (spostamento del peso).

La prima cosa da dire è che affrontando una discesa tecnica non si sta mai seduti in sella. Le gambe sono flesse e servono ad ammortizzare le asperità del terreno (anche con le bici bi-ammortizzate). Anche le braccia non sono mai rigide e servono sia ad ammortizzare che a spostare il peso del corpo.
L’elemento più importante nella guida in discesa è che la posizione da assumere è arretrata rispetto alla sella.
Più la discesa è ripida, più il peso del corpo va spostato all'indietro.
Non si deve aver paura di arretrare, in certe situazioni di forte pendenza si può giungere fino ad appoggiare la pancia o il petto alla sella mantenendo il sedere molto dietro alla sella e vicino alla ruota.
Inoltre il corpo si sposterà in tutte le direzioni per assecondare le asperità del terreno e quindi mantenere la bici nel giusto assetto.
Abituatevi fin da subito ad arretrare con il corpo, spostate senza timore il sedere all’indietro, ben oltre la sella.
E’ un concetto da tenere sempre ben presente.

Affrontare una ripida discesa in posizione arretrata è una garanzia di sicurezza. Il peso arretrato eviterà il pericolo di un ribaltamento in avanti della bici. Inoltre, nel malaugurato caso che la bici si impunti (bloccaggio su un ostacolo con tendenza al ribaltamento in avanti) si potrà evitare di farsi male semplicemente mollando il manubrio e scendendo dalla parte posteriore della bici (magari cercando di trattenerla per la sella per evitare che si danneggi).
Anche nelle discese poco ripide ma affrontate ad alta velocità si dovrà arretrare con il corpo.
Anche in queste situazioni se la posizione non è corretta, in caso di ostacolo improvviso, sarà facile perdere il controllo con il rischio di essere catapultati in avanti.
Con fondi particolarmente viscidi la regola è quella di mantenere il peso del corpo leggermente meno arretrato in modo da caricare un po’ di più (rispetto a condizioni di aderenza normali) la ruota anteriore onde evitare che perda aderenza. Il peso va sempre scaricato sui pedali e va mantenuta massima attenzione. Da non dimenticare naturalmente di sgonfiare adeguatamente le coperture.
Anche in discesa è necessario mantenere il giusto rapporto di trasmissione.
Questo è importante perché, soprattutto nei passaggi più tecnici, è necessario essere sempre pronti a poter imprimere una spinta in avanti con un colpo di pedali. Questo sarà necessario nella situazione in cui la bici si blocchi o si impunti su un ostacolo:
prima di perdere l’equilibrio bisognerà, con il colpo di pedali, dare alla bici una spinta per il superamento dell’ostacolo.
Da ciò la necessità di affrontare le discese tecniche (quelle con passaggi di tipo trialistico) con un rapporto di trasmissione adeguato.
Velocità in discesa La velocità con cui si affrontano gli ostacoli è molto importante.
Detta così sembra un’affermazione troppo ovvia ma è bene rifletterci:
non si deve andare troppo piano perché c'è il rischio di impuntarsi e non riuscire a superare l'ostacolo. Inoltre a bassa velocità si ha meno stabilità.
Per contro non si deve essere troppo veloci altrimenti si rischia di perdere il controllo del mezzo.
Quindi è necessario tenere una velocità sufficiente per riuscire a superare agevolmente l’ostacolo ma senza esagerare, per non rischiare di perdere il controllo.
E’ necessario fare un po’ di pratica. Una volta che il concetto è chiaro man mano che si presenteranno gli ostacoli sarà sempre più facile capire a che velocità affrontarli e si acquisirà quella sensibilità che solo l’esperienza può dare.
Ostacoli e Tornanti
Superamento degli ostacoli
L’azione da fare per il superamento di qualsiasi ostacolo è lo spostamento dei pesi - cioè del corpo.
Avvistato l’ostacolo è necessario valutarne la distanza e accelerare o frenare per poterlo affrontare alla giusta velocità.
Non è facile spiegare quale sia la giusta velocità perché ci si troverà davanti a situazioni estremamente diverse.
Se l’ostacolo non è troppo alto potrà essere affrontato ad una velocità abbastanza sostenuta. Si dovrà solamente avere l’accortezza di arretrare con il peso - alleggerendo l’avantreno - per far passare la ruota anteriore.
Successivamente si alleggerirà la ruota posteriore.
Se l’ostacolo è più alto questo spostamento del peso sarà più accentuato.
Alleggerendo l’avantreno si farà salire la ruota anteriore e contemporaneamente, mentre la bici avanza, il peso del corpo si trasferirà verso avanti par aiutare la ruota posteriore a salire e superare l’ostacolo.
Il peso del nostro corpo è una massa che spostandosi imprime alla bici una spinta in avanti così da aiutare la bici nel superamento dell’ostacolo.
Anche il colpo di pedale, come abbiamo visto prima, è importante per effettuare un buon passaggio.
Si dovrà avere l’accortezza di pedalare mantenendo la giusta aderenza della ruota posteriore.

Affrontando uno scalino in discesa si dovrà prestare attenzione a non bloccare il freno anteriore quando la ruota tocca il terreno. In questa situazione si è già sbilanciati in avanti e la ruota anteriore bloccata causerebbe facilmente il ribaltamento.
Quindi in queste situazioni si deve frenare prima di affrontare lo scalino, alleggerire la pressione sul freno anteriore mentre lo si scavalca, e poi riprendere la frenata quando anche la ruota posteriore è scesa dal gradino.
Massima attenzione alla frenata deve essere prestata anche superando radici o pietre, specialmente in presenta di fondo umido.
In questa situazione solo accennare la frenata può portare ad una immediata perdita di aderenza con spiacevoli conseguenze.
Anche In questo caso si deve frenare prima di essere con la ruota anteriore sull’ostacolo che va quindi superato senza toccare i freni (vedi: uso dei freni).
Tornati e curve molto strette
Curve o tornanti molto stretti si possono affondare e superare sostanzialmente in due modi.
Il più semplice, o comunque quello che verrà più naturale, consiste nello spostare il corpo verso l’interno della curva, verso il centro dell’ipotetico raggio della curva.
Così facendo si farà quasi ruotare la bici attorno al corpo che fungerà da perno della rotazione.
Detto così può sembrare complesso, in pratica basta provare e pian piano le cose cominceranno a funzionare.
Se il tornate è molto stretto anche questo metodo diventa insufficiente.
Sarà necessario allora adottare una tecnica diversa.
Si dovrà spostare la ruota posteriore verso l’esterno della curva facendola alzare, per consentire alla ruota anteriore di trovarsi sulla giusta traiettoria.
Per questa operazione si deve tirare il freno anteriore in maniera abbastanza decisa e contemporaneamente sbilanciare il peso del corpo in l’avanti.
Così facendo si alleggerisce completamente la ruota posteriore che con un leggero colpo di reni potrà essere alzata e fatta traslare verso l’esterno della curva.
Questa operazione andrà eseguita più volte, in rapida successione, fino a che avremo portato la ruota anteriore sulla giusta traiettoria per uscire dalla curva.
Per chi inizia ad andare in fuoristrada non è certamente un gesto naturale però provateci, è più facile di quanto possa sembrare.
Uso dei freni
Uso dei freni
Saper frenare in maniera corretta non è una cosa automatica.
Ci vorrà un po’ di pratica per acquisire la giusta sensibilità nell’utilizzo dei freni.
I cosiddetti V-brake (i freni più comuni che si trovano sulle mtb) sono molto potenti ma non sempre altrettanto modulabili.
E’ facile, soprattutto in condizioni di scarsa aderenza, arrivare al bloccaggio della ruota.
Questo normalmente non va bene, bloccare la ruota vuol dire perdere immediatamente aderenza (e, spesso perdere il controllo).
Se ciò avviene in situazioni limite può avere conseguenze spiacevoli (scivolamento e caduta).
Molto più modulabili sono i freni a disco: è più facile controllare la frenata evitando il bloccaggio della ruota.
Questo è il maggior vantaggio che offrono i dischi rispetto ai V-brake in normali condizioni di utilizzo.
Come si può immaginare in condizione di bagnato o fango (o ancor più con la neve) i vantaggi dei freni a disco sono ancora maggiori.
In fuoristrada si presentano molte situazioni critiche dove è necessario prestare particolarmente attenzione nell’uso dei freni. Vediamone alcune.
Fondo lastricato umido:
con il fondo di sassi umidi bisogna azionare i freni con estrema delicatezza.
Una frenata troppo brusca porta subito al bloccaggio della ruota con perdita di aderenza Radici:
superando radici affioranti, soprattutto se bagnate, non si deve frenare.
Frenare su una radice quasi sempre fa partire la ruota lateralmente con conseguenze immaginabili.
Quindi si dovrà frenare prima di essere sull’ostacolo.
Se ci si accorge troppo tardi della radice meglio passarci sopra un po’ più veloci e frenare dopo averla superata.
Terreno in contropendenza:
massima sensibilità nell’uso dei freni quando si sta scendendo un sentiero o un pendio in contropendenza.
La maggiore azione frenante deve essere applicata al freno anteriore (alla ruota posteriore essendo molto alleggerita basterebbe pochissimo per bloccarsi e uscire dalla traiettoria).
In termini generali quindi attenzione ad evitare il bloccaggio delle ruote, bloccaggio che è normalmente sinonimo di perdita di aderenza e spesso perdita di controllo della bici.














